Stephen King: una recensione su Fine Turno

blog-sperling_770x375

 

Quando esce un nuovo romanzo di Stephen King non resisto: me lo scarico in inglese (lode al mio tablet) in attesa del tomazzo cartaceo della Sperling che farà bella mostra di se’nella libreria. Ho letto End of Watch (Fine turno) quest’estate e ho pubblicato la mia recensione su Fantasy Magazine il 6 ottobre 2016. Mi rendo conto di aver recensito il primo e il terzo volume della Trilogia di Bill Hodges, ma non il secondo, Finders Keepers, quello che mi è piaciuto di più. Misteri della psiche. In ogni caso, ecco qua:

 

Bill Hodges, Kermit per pochi intimi, si è ritirato dal servizio, ma in lui il prurito del poliziotto non si è mai spento, specialmente dopo il massacro al City Center. La storia, dopo anni, non è ancora conclusa perché Brady Hartsfield, il killer psicopatico ridotto a vegetale da Holly Gibson in Mr. Mercedes (2014), ha sviluppato nuovi, inquietanti germogli mentali. Tutto è fatidico, sembra dirci l’autore ammiccando da dietro le quinte, sia per il ladro di notebook in Chi perde paga (Finders Keepers, 2015 ) sia per il mitico trio formato dal malandato agente dell’anticrimine in pensione, il ragazzo-prodigio di colore, la donna strana con problemi di relazione. Il cerchio si deve chiudere e il destino compiere, almeno per qualcuno. La trilogia, iniziata come hard boiled, con Fine turno (End of Watch, 2016) scivola inesorabilmente verso il massacro paranormale: Stephen King  non ce la fa ad abbandonare il suo primo amore. Che non è un genere preciso ma semplicemente lo scrivere “alla King” spaziando – nella maggior parte dei casi – in tutti i campi del fantastico.

Fine Turno ha un inizio scioccante, una prima parte avvincente, una lunga serie di pagine noiose e, una volta tanto, un ottimo epilogo, commovente e in linea con la storia. Purtroppo, il romanzo ce ne propone un secondo,  l’allegra riunione per consolare il lettore, e poi un terzo: l’ultimo commiato che si conclude con una scena da baci perugina, perché la vita va avanti e viva i sentimenti e la gioventù. In sostanza, un sorriso forzato che Stephen King appiccica in fondo alla storia per rendere più accettabile l’idea della morte di una persona amata.

È stato ventilato che un personaggio in particolare potrebbe ricomparire in altre storie – la figura in questione lo meriterebbe perché intriga – ma la”coda” rassicurante non sarebbe stata necessaria comunque: le lunghe pagine dove, in flashback, viene ricostruita la tortuosa acquisizione delle facoltà “speciali” da parte del recluso nella stanza 217 sono molto meno efficaci degli accenni inquietanti presenti nei volumi precedenti. King è un autore “verboso”, a volte prolisso, ma capace di non cadere nel “completamente inutile” anche nei suoi romanzi più lunghi. In Fine turno, invece, sembra aver dimenticato l’insegnamento di Richard Matheson: ci fa paura quel che non conosciamo.

Con duecento pagine in meno, Fine turno sarebbe una bellissima storia.

Questa voce è stata pubblicata in Divulgazione, L'angolo personale e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.
strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

ilgiornodeglizombi

cinema horror e velleità culturali

The WordPress.com Blog

The latest news on WordPress.com and the WordPress community.

Storie di una pianta eroica

...quello che la tradizione non dice.

Indice di lettura

Fantastico e immaginario

saltandpepperliteraryagency

This WordPress.com site is the bee's knees

STEPHEN KING ONLY

Uno spazio senza confini

martincooney.com

My revolutionary Curvilinear Marble Sculpture is light, portable, affordable, and carved for full immersion in the real world. Reach me at 970 319 1070, or email martincooneysculptor@gmail.com

marilenariello

This WordPress.com site is the cat’s pajamas

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: