Chernobyl: storia di un’apocalisse [7]

Chernobyl 2018

In questi anni l’attenzione mediatica mondiale si è giustamente rivolta agli effetti che il disastro di Chernobyl ha provocato sull’uomo – i sopravvissuti e le vittime a breve e lungo termine, la generazione che ne è seguita, sull’ambiente e sulle dinamiche dell’incidente – con una buona dose di complottismo. Esiste però un altro enorme problema irrisolto che è ancora lì, sotto la centrale (e negli immediati dintorni), da trentadue anni: un’enorme massa di materiale radioattivo tutt’altro che “inerte”, nello specifico 200 tonnellate di corium radioattivo, 30 tonnellate di polvere altamente contaminata e 16 tonnellate di uranio e plutonio (stimati subito dopo il disastro) responsabili di un’emissione totale di 10.000 röentgens l’ora.

Corium

La normale radiazione di fondo in un ambiente urbano varia di solito fra i 20/50 microröntgens l’ora e una dose letale è di 500 röentgens per esposizione di oltre 5 ore, quindi la radioattività del sito è ancora mortale. E tale resterà per molto tempo, visto che il Plutonio (Pu) 239 ha un’emivita di 24.200 anni, l’Uranio (U) 235 ha un’emivita di 7,038 × 108  anni (7.038.000 di milioni di anni).

La tomba a orologeria

Il primo sarcofago edificato nel 1986[metti link] e denominato Об’єкт “Укриття”, Copertura dell”Oggetto”,  è stato un rimedio d’emergenza con una durata massima fra i venti e i trent’anni: tra le altre cose, le condizioni estreme subito dopo il disastro hanno reso impossibile sigillare completamente i punti di saldatura fra le varie sezioni.

Dentro il sarcofago 1

Dentro il sarcofago 2

Nel settembre 1996 il ministro dell’ambiente e della sicurezza nucleare ucraino Yuri Kostenko insiste per la costruzione di un nuovo sarcofago a causa di un’anomalia. Il sistema di monitoraggio del reattore IV ha infatti tracciato attività subatomiche all’interno del guscio attuale – posizionato nel 2017 – rilevando due flussi di neutroni  che potrebbero indicare l’inizio di una reazione a catena.

Secondo Valentin Kupny, vice direttore dell’agenzia responsabile del sarcofago dal 1986 al 2005, ciascuno dei due incidenti è durato circa 90 minuti. In entrambe le occasioni l’area del reattore è stata evacuata, sono stati misurati i livelli di radiazione e non è stato segnalato alcun aumento delle radiazioni gamma o dei radionuclidi a vita breve, ma esistono due precedenti analoghi nel 1990 e nel 1995 non spiegati in modo definitivo. Perché questi flussi di neutroni?

Il problema sembra causato dalle infiltrazioni d’acqua, responsabili di una notevole distruzione del corium, che non è più solido né impermeabile. Inizialmente si pensava  che nessun ammasso dei detriti sepolti potesse diventare “critico” e iniziare una reazione a catena ma gli studi sull’interno del guscio mostrano un significativo accumulo di acqua da condensa e infiltrazioni di pioggia. Un documento di lavoro a “distribuzione limitata” prodotto dall’AIEA nel 1995 ha stimato che entro la fine del 1994 erano presenti nel sarcofago 3000 metri cubi d’acqua aumentando il pericolo di una reazione a catena perché “l’accumulo di acqua attorno alle masse di FCM può agire da moderatore e causare una maggiore criticità del sistema”. Inoltre, l’acqua ha parzialmente disgregato le masse di lava, che ora rilasciano polvere radioattiva. La conseguenza di tutto questo non è necessariamente un’esplosione ma il rilascio di una sostanziale radioattività nell’atmosfera.

Alexander Kupny fotografo e dosimetrista a Chernobyl

Nel 1999, Kupny presenta una relazione in cui afferma che la struttura è ad altissimo rischio poiché “la distribuzione del combustibile e l’estensione della relativa contaminazione radioattiva hanno una stima approssimativa (circa 2000 tonnellate) […] con una concentrazione pericolosamente esplosiva di alcuni componenti”.

Gli allarmi di Kupny saranno molti, nel corso degli anni.

Problemi concreti cominciano a manifestarsi nel 2010: le masse di acqua piovana che penetrano nel sarcofago si contaminano diventando radioattive e filtrano nel terreno attraverso il pavimento del reattore. Il problema purtroppo non è nuovo. La dinamica della contaminazione radioattiva degli ecosistemi acquatici è già stata individuata fra il 1986 e il 1990 grazie ai dati (l’accumulo di radionuclidi nel biota acquatico) raccolti nelle zone di fallout  a distanze variabili dalla centrale: il bacino di raffreddamento dell’impianto, il fiume Pripyat, i bacini di Dnieper e l’estuario del Kopor nel Golfo di Finlandia.

Centrale di Chernobyl e fiume Pripyat

I risultati ottenuti indicano che le condizioni radioecologiche nei corpi idrici in esame erano in uno stato di non-equilibrio per un lungo periodo di tempo dopo l’incidente di Chernobyl. La riduzione della concentrazione di 137C è stata lenta nella maggior parte degli ecosistemi acquatici e in varie parti dell’area contaminata è stato rilevato un aumento dell’accumulo di Cesio radioattivo nei pesci predatori (cernie e pesci gatto).

Immagine di Igor Kostin

Nel 2013 una sezione di 600 m2 del tetto dell’edificio a turbina, adiacente al sarcofago, crolla. Inizialmente si pensa che la causa sia il peso della neve, in realtà caduta in quantità non eccezionale: il rapporto di un gruppo di inchiesta ucraino conclude che il crollo era dovuto a lavori di riparazione scadenti e all’invecchiamento della struttura. Kupny avvisa che l’edificio è in una condizione estremamente pericolosa e tutto il complesso è sull’orlo del collasso. Dopo questo incidente, i livelli di radiazioni arrivano a 19 becquerel per metro cubo d’aria: 12 volte i valori normali, perché i materiali radioattivi all’interno della struttura si diffondono nell’area circostante. I 225 lavoratori del complesso di Chernobyl e della società francese, Novarka, che sta costruendo il nuovo rifugio, vengono evacuati poco dopo. I dirigenti del complesso dichiarano però che i livelli di radiazioni attorno all’impianto sono normali (tra 5 e 6 mS / h) e non pericolosi per la salute. Secondo Kupny la situazione è sottostimata e le informazioni – tanto per cambiare – tenute segrete. Per fare un esempio, relativo alla centrale ucraina di Zaporizzja ( la più grande d’Europa e la quinta più grande del mondo) nel 2014, la rivista anglosassone Energy Research & Social Science, in un lavoro del 2016, evidenzia come «gli incidenti alle centrali nucleari ucraine non vengono registrati nei database, nonostante i media statali ne abbiano dato notizia», sottolineando, se mai ve ne fosse bisogno, la necessità di «fonti di dati affidabili centralizzate e completamente trasparenti».

Un’ulteriore minaccia incombente nel vero senso del termine è l’”Upper Biological Shield(UBS), la lastra di cemento che copriva il reattore e che è ricaduta sullo stesso a causa dell’esplosione: posizione questa assolutamente insicura in quanto la lastra è mantenuta in equilibrio (un angolo di 15 gradi dalla verticale) solo dai detriti e se dovesse spostarsi smuoverebbe la polvere radioattiva, con conseguente rilascio di materiale, e potrebbe danneggiare il sarcofago stesso. L’UBS è un cerchio di 15 metri di diametro, del peso di 1000 tonnellate e composto da 2000 cubi, ciascuno situato sopra un canale del carburante. Chiamato famigliarmente pyatachok (moneta da 5 copechi), dopo il disastro è indicato come Componente “E” e soprannominato “Elena”: i fasci contorti di carburante ancora attaccati ad esso sono chiamati fantasiosamente”i capelli di Elena”. http://chernobylgallery.com/chernobyl-disaster/sarcophagus/.

“Capelli di Elena”

Nel 2017, l’Ucraina è poi colpita da un attacco informatico che si diffonde rapidamente in Europa e America. I sistemi di monitoraggio dell’area intorno alla centrale smettono di funzionare  e “Petya” costringe all’utilizzo di controlli manuali utilizzando tecnologie obsolete. Il direttore capo della centrale, Vladimir Ilchuk, riferisce all ‘Ukranian newspaper Pravda che non c’è rischio di radiazioni. Tuttavia, le conseguenze di un’interruzione seppure breve dei sistemi di monitoraggio in una situazione così poco prevedibile sono inquietanti.

Il nuovo sarcofago

La ex centrale nucleare di Chernobyl, a marzo 2018, mostra una nuova grande struttura di  contenimento sul blocco distrutto del reattore 4: il “sarcofago” chiamato New Safe Confinement (NSC) e messo in posizione nel 2016. La sua costruzione è stata finanziata tramite il Chernobyl Shelter Fund , gestito dalla BERS per conto dei contribuenti del Fondo.

NSC: Nuovo scudo di contenimento

La struttura, alta 110 metri, larga 257, lunga 164,  dovrebbe proteggere dalle radiazioni per cento anni e fa parte di un progetto che tocca diversi importanti obiettivi:

  • consentire lo smantellamento definitivo del reattore.
  • abilitare la demolizione in sicurezza delle strutture instabili, come il tetto del rifugio esistente.
  • ridurre il deterioramento da parte degli agenti atmosferici del sarcofago esistente e del sottostante edificio del reattore 4.
  • ridurre le conseguenze di un potenziale collasso del vecchio sarcofago o dell’edificio del reattore 4, in particolare contenere le polveri radioattive inevitabilmente rilasciate dal crollo di queste strutture.
  • costruire un sito qualificato per lo stoccaggio delle scorie nucleari (ISF-2).

    Nuova armatura in posizionamento attorno al reattore danneggiato

Negli anni Novanta il Governo ucraino promuove una gara internazionale per selezionare un progetto e sostituire il vecchio sarcofago. Novarka, consorzio formato dalla Vinci Construction Grands Projets e dalla Bouygues Travaux Publics si aggiudica l’appalto. I lavori, finanziati da oltre 40 Paesi, iniziano il 13 marzo del 2012 coinvolgendo oltre mille operatori provenienti da venticinque nazioni, tra cui ventidue operai e ingegneri italiani.  La crisi russo – ucraina nei primi mesi del 2014 ha provocato una breve interruzione nei lavori a causa del ritiro dei fondi e del personale specializzato russo, che è stato però sostituito da quello ucraino.

Il completamento dell’intero progetto è previsto per fine 2020, ma quello del NSC, atteso a fine 17, è slittato al 2018 a causa di un problema – direi “Il Problema”- già tristemente noto subito dopo il disastro e che a tutt’oggi persiste: la Zampa d’Elefante continua a brillare e non si spegnerà per molto, molto tempo. Per collegare il NSC alla struttura pre-esistente sarà infatti necessaria una turnazione molto veloce del personale a causa dell’alta radioattività presente nelle aree vicine agli ammassi di corio, e quindi più tempo del previsto.  Anche il completamento del sistema di ventilazione – indispensabile per eliminare il rischio di corrosione radioattiva – ha comportato ritardi: alcuni componenti già installati, secondo le dichiarazioni rilasciate a Der Spiegel, dovrebbero essere nuovamente sostituiti.

Chernobyl, lago di raffreddamento

In occasione del 32 anniversario della catastrofe, un articolo del Deutche Welle conferma che  “La nuova copertura protettiva sulla centrale nucleare di Chernobyl è in piedi dal 2016, ma non è ancora operativa” e che non potrà esserlo a maggio, come era stato annunciato, ma semmai alla fine del 2018.

Cosa c’è sotto il nuovo sarcofago

I livelli di radiazione direttamente sopra il sarcofago sono troppo alti perché il NSC potesse essere costruito in loco, quindi la struttura è stata costruita in due pezzi e successivamente spostata sul sito tramite rotaie. Questo nuovo scudo è progettato per smantellare il reattore dall’interno e per durare cento anni. Che non è poi moltissimo per un’opera di questa caratura, ma le radiazioni impediscono – adesso come in futuro – di fare una manutenzione ottimale.

 

“L’interno del reattore numero quattro [quello esploso]è un groviglio di metallo contorto, combustibile nucleare vivo e grumi di corium, una sostanza che ha l’apparenza della lava solidificata, formatasi quando il combustibile fuso si è mescolato al metallo con cui veniva a contatto e con il pavimento di cemento su cui poggiava il reattore. […] L’edificio è così radioattivo che un uomo, all’interno, ne morirebbe in pochi minuti. Perfino i robot che lavorano all’interno del vecchio sarcofago per rimuovere i detriti non possono rimanere esposti troppo a lungo, perché l’elettronica non regge”. [Stanislav Shekstelo, portavoce del complesso della Centrale Nucleare di Chernobyl, 2017]

Ovvero, a Chernobyl anche i robot muoiono a causa delle radiazioni. Secondo l’ingegnere capo del ChNPP SSB Andrey Bilyk, le condizioni in cui il lavoro è stato eseguito possono essere comparabili a quelle dell’incidente del 1986.

Operai al lavoro: le macchie chiare sono le radiazioni

Riprendendo l’articolo di DW, comprendiamo meglio le ragioni del ritardo: “Per un funzionamento sicuro del coperchio di protezione molto usate devono essere installati: sistemi di ventilazione, gru per la futura disattivazione del vecchio sarcofago, sistemi automatizzati di monitoraggio di irradiazione radioattiva e temperatura, cavi di alimentazione per l’intera apparecchiatura, tubi per il drenaggio, dispositivi di protezione contro i fulmini, un sistema di sicurezza antincendio così come alcune altre strutture”. Solo allora, secondo Natalia Rybalka, supervisore nucleare del dipartimento gestione rifiuti radioattivi a Kiev, si potrebbe parlare della messa in funzione effettiva della nuova copertura.

Lavori in corso, by Imgur

Ma nelle aree del NSC dove la radioattività è maggiore un turno di lavoro è da dieci a 30 minuti al massimo, in altri punti si arriva a un’ora. Presso la centrale nucleare di Chernobyl è consentita una dose annuale di radiazioni di 14 millisievert (mSv), secondo le autorità di regolamentazione nucleare. Le leggi ucraine consentono, in alcuni casi, in consultazione con il Ministero della Salute, l’approvazione di una dose di radiazioni più elevata. “Per alcuni membri del personale, le singole dosi ammissibili fino a 30-35 mSv all’anno sono quindi valide oggi”, afferma il supervisore nucleare Rybalka. L’attivista ambientale Holowko sottolinea che “quando la radiazione è alta, i lavoratori devono essere cambiati più spesso”. All’inizio di quest’anno, non c’era abbastanza personale per completare il lavoro sulla copertura protettiva, quindi la messa in servizio dello scudo è stata posticipata di nuovo.

Chernobyl, riunione di lavoro 2009

Nel mese di marzo è stato annunciato in una riunione della Nuclear Regulatory Commission dell’Ucraina che il consorzio internazionale “Novarka” è alla ricerca di personale supplementare. I nuovi liquidatori.

Monumento ai liquidatori


 

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