EBOLA OUTBREAK 3 – News e Modalità di Contagio

NEWS

La situazione al 3 ottobre 2014: il conteggio dei casi di Ebola – aggiornato in collaborazione con la WHO e basato su informazioni riportate dai Ministeri di Sanità – vede un totale di 7492 casi accertati, 3439 morti e 4108 casi confermati in laboratorio.(5)

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Il 6 ottobre 2014 si aggiungono le seguenti notizie:

– un caso autoctono in Spagna , il primo sviluppatosi fuori dall’Africa: un’infermiera spagnola ha contratto il virus dopo aver assistito il missionario MGV rimpatriato dalla Sierra Leone e deceduto per Ebola nell’Ospedale di Madrid Carlos III il 25 settembre. Il fatto è particolarmente negativo in quanto la Spagna è un paese dotato di mezzi, strutture e sistemi di controllo per gestire questo tipo di infezione ed evitare il contagio all’interno di un ospedale.(8)
– Un operatrice umanitaria norvegese di Medici Senza Frontiere [MSF], in servizio presso la città di Bo in Sierra Leone, ha contratto l’Ebola: la malattia è confermata dai test in laboratorio. Le autorità sanitarie in Norvegia si preparano a trattare la paziente. (9)
– Un cameramen televisivo americano della NBC News in servizio in Ovest Africa è positivo per l’Ebola: è rientrato negli USA accusando i primi sintomi e si è fatto ricoverare direttamente nel reparto di quarantena del Nebraska Medical Center, Omaha, dove la diagnosi è stata confermata. (10)
– Sono comparsi casi di Marburg in Uganda: il Marburg Virus è fratello gemello dell’Ebola e provoca una malattia emorragica praticamente identica (1)

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MODALITA’DI CONTAGIO (7)(6)
Poiché il serbatoio naturale non è stato ancora identificato, è sconosciuto il modo in cui l’Ebolavirus compare nel “primo paziente” umano di un epidemia. Tuttavia i ricercatori ritengono che l’infezione avvenga attraverso il contatto con un animale infetto: alcune specie di roditori e pipistrelli sono fortemente sospettate.
Ebolavirus può diffondersi da uomo a uomo in diversi modi: attraverso il contatto diretto fra cute lesa o microlesa, mucose oculari, nasali, buccali, genitali con:

• sangue o fluidi corporei (inclusi, ma non limitati a urina, saliva, sudore, feci, vomito, latte materno, e sperma) di un malato di Ebola.
• oggetti (come aghi e siringhe) che sono stati contaminati dal virus.
• animali infetti.
• Ebola non si diffonde attraverso l’aria o l’acqua, o, in generale, dal cibo. Tuttavia, in Africa, Ebola può essere trasmessa attraverso la “gestione” di carne di animali selvatici cacciati come cibo e il contatto con pipistrelli infetti.(2) Non vi è alcuna prova che zanzare o altri insetti possono trasmettere il virus Ebola. Solo i mammiferi (gli esseri umani, pipistrelli, scimmie) hanno dimostrato la capacità di essere infettati e di diffondere il virus.

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Trasmissione aerea

Non è stata attualmente rilevata alcuna mutazione che faccia pensare a un possibile trasmissione aerea umana (tipo influenza) dell’EVD (Ebola Virus Disease). L’unico caso di trasmissione aerea avvalorata dai fatti si è verificata nel 1989 nella “casa delle scimmie” (l’unità di quarantena per i primati in ingresso negli USA della Hazleton Research Products) della città di Reston (Virginia) e si è dimostrata letale esclusivamente per gli animali, nello specifico un tipo di macaco importato dalle Filippine: il macaca fascicularis, conosciuto anche col nome di Scimmia di Giava. (3) Inizialmente scambiata per Simian Hemorrhagic Fever (SHF), la malattia era invece provocata da una forma mutata di Ebolavirus -battezzato quindi Ebola Reston (RESTV). Su una popolazione di circa 600 macachi, ne morì un terzo e i rimanenti furono abbattuti per precauzione. Sei delle 178 persone venute in contatto con le scimmie infette di Reston risultarono sieropositivi al virus. Tutti e sei i soggetti avevano lavorato con i primati ma nessuno di loro sviluppò malattie correlate all’Ebola.
Situazione simile nella Ferlite Farms, uno dei quattro centri di esportazione di scimmie filippino: il 22% dei lavoranti risultò essere venuto a contatto col virus senza tuttavia sviluppare la malattia.(4)
Altre epidemie di RESTV si sono verificate:1992-’93 a Siena (Italia); 1996 negli Usa; 2008 nelle Filippine, questa volta nei suini.(4)

Scimmie di Reston

TERMINOLOGIA E PRECAUZIONI

E’ importante sapere:
1) “cosa fa” effettivamente un virus. A questo scopo è utile conoscere il significato di morbosità, mortalità e letalità.

Il tasso di morbosità (morbidity rate) è il rapporto tra il numero di soggetti malati e la popolazione totale osservata in un periodo di tempo.
Il tasso di mortalità (fatality rate) è il rapporto tra il numero delle morti in una comunità o in un popolo durante un periodo di tempo e la quantità della popolazione media dello stesso periodo.
Il tasso di letalità (lethality rate), è il rapporto fra il numero totale di decessi per una determinata malattia e il numero totale di soggetti affetti da tale malattia, sempre in un intervallo di tempo.

L= N/P . 100

Dove:
L = tasso di letalità espresso in percentuale
N = numero totale dei decessi per una determinata malattia
P = popolazione totale di soggetti affetti da tale malattia

Il tasso di letalità dell’epidemia di Ebola in corso (2014) è stimato del 70,8%.

2)“cosa c’è da fare” in caso di epidemia.
Ovvero, cure e prevenzione disponibili, educazione sanitaria di base: quest’ultima non è specifica lacuna del Terzo Mondo, visto che anche in Italia buona parte delle infezioni ospedaliere è dovuta alla scarsa abitudine (da parte degli operatori sanitari) di lavarsi le mani.
Gli operatori sanitari, le famiglia, gli amici a stretto contatto con i pazienti di Ebola sono a più alto rischio di contagio perché possono entrare in contatto con sangue o fluidi corporei di pazienti infetti. Come si è già detto, l’esposizione all’ Ebola può verificarsi in ambienti sanitari dove il personale ospedaliero non indossa dispositivi di protezione appropriati, tra cui maschere, camici e guanti e occhiali protettivi, . possibilmente usa e getta. Sono fondamentali anche il corretto smaltimento e disinfezione degli strumenti utilizzati (devono essere sterilizzati se riutilizzati). I pazienti guariti dall’EVD non possono più diffondere la malattia, tuttavia il virus Ebola è stato trovato nel liquido seminale fino a tre mesi dopo la guarigione: è consigliabile astenersi dal sesso per 3 mesi o utilizzare un profilattico.(

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A questo riguardo già nel rapporto EBOLA FEVER IN THE SUDAN, 1976 : EPIDEMIOLOGICAL ASPECTS OF THE DISEASE, viene proposta una linea d’azione, ovvero la base per i futuri protocolli:

“Ogni ospedale situato nei Tropici e/o ricoverante pazienti provenienti dai Tropici deve essere costantemente sorvegliato circa i sintomi di febbre emorragica. Accertati i casi, occorre seguire le seguenti procedure:
1) Raccogliere i campioni (sangue o tessuto) per la diagnosi. (L’Organizzazione Mondiale della Sanità provvederà alla spedizione adeguata ai laboratori di alta sicurezza). I campioni raccolti devono essere maneggiati col massimo delle precauzioni.
2) Stabilire un sistema di sorveglianza per identificare altri casi patologicamente simili, con o senza manifestazioni emorragiche.
3) Attuare una barriera difensiva per gli operatori sanitari con camici, guanti e maschere (o meglio, respiratori).
4) Disinfettare gli escrementi dei pazienti con un agente adeguato, come la formaldeide,
5) Identificare i contatti dei pazienti ed effettuare una sorveglianza giornaliera della temperatura corporea. Se questa aumenta, i pazienti devono essere isolati.
5) Fatta la diagnosi, il plasma deve essere inviato nella struttura specifica.
L’importanza di raccogliere campioni di sangue e fluidi si deduce facilmente dal dato seguente: nei campioni raccolti durante l’epidemia Ebola Zaire del 1976 era già presente l’HIV: elemento questo che ha permesso di conoscere, tra le altre cose, il periodo di latenza dell’AIDS. (11)
Da tutto questo si può comunque dedurre che applicando specifiche precauzioni di base, la malattia può essere isolata bloccando il contagio e che l’ospedale è il luogo in cui i focolai possono essere riconosciuti e spenti, o non riconosciuti e amplificati.

(1) http://faculty.humanities.uci.edu/bjbecker/PlaguesandPeople/lecture19.html
(2) http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1286457905001437
(3) http://web.stanford.edu/group/virus/filo/ebor.html
(4) http://jid.oxfordjournals.org/content/204/suppl_3/S757.full
(5) http://www.cdc.gov/vhf/ebola/outbreaks/2014-west-africa/index.html
(6) http://www.cdc.gov/vhf/ebola/transmission/index.html
(7) http://who.int/mediacentre/news/ebola/06-october-2014/en/
(8) http://www.nytimes.com/2014/10/07/world/europe/spain-reports-first-case-of-ebola-contracted-outside-west-africa.html?_r=0
(9) http://online.wsj.com/articles/norwegian-woman-contracts-ebola-in-sierra-leone-1412609567
(10) http://www.usatoday.com/story/news/nation/2014/10/06/camerman-ebola-patient/16805529/
(11) ) http://www.notimetolose-book.com/

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