Ebola e dintorni – Parte uno

2014_Ebola_virus_epidemic_in_West_Africa

EBOLA: il fiume e l’epidemia

“Il fiume Ebola scorre fra zone di foresta pluviale e si snoda attraverso villaggi sparsi. La prima situazione di emergenza conosciuta di Ebola Zaire – il tipo più pericoloso di Ebolavirus – si verificò nel settembre 1976, quando esplose contemporaneamente in 55 villaggi lungo la riva. Sembrò venuto fuori dal nulla, e uccise nove persone infette su dieci”. [Richard Preston, The Hot Zone, 1994] (8)

L’Ebola è un fiume che scorre nella valle omonima dell’ex- Zaire, l’attuale Repubblica Democratica del Congo. Da questa zona deriva il nome del virus Ebola e della patologia infettiva ad esso associata. L’agente patogeno è denominato Zaire Ebola Virus (ZEBOV), la patologia Ebola Hemorrhagic Fever (EHF) e/o Ebola virus disease (EVD)
Con Ebolavirus si intende un genere comprensivo di più ceppi o specie virali (virus i cui genomi sono simili magari al 99.9% ma non completamente uguali) appartenenti alla famiglia delle Filoviridae. Attualmente conosciamo, in base ai luoghi di provenienza:

Zaire Ebolavirus (ZEBOV)
Sudan Ebolavirus (SEBOV)
Reston Ebolavirus (RESTV)
Taï Forest Ebolavirus (TAFV)
Bundibugyo Ebolavirus (BDBV)

Ebola_virus_em

Ebolavirus è classificato in base al rischio biologico come classe 4 (il più alto) e richiede un Livello di BioSicurezza 4 (BSL 4). Questo significa: capacità di causare malattie gravi nell’uomo, elevato rischio per il personale medico, paramedico e per la comunità, alta probabilità di contagio e di morte, assenza – in generale – di misure profilattiche e terapeutiche efficaci, necessità di laboratori di massima sicurezza.
Attualmente sono allo studio e sotto sperimentazione animale e umana i primi farmaci e vaccini. (6)
La prima epidemia di Ebolavirus è ufficialmente conclamata nell’agosto 1976, in Zaire.

IERI

L’inizio: 1976

Ai primi di settembre 1976, Ngoy Mushola, medico di Bumba – distretto di Mongala, Nord Zaire – arriva nella vicina città di Yambuku, sede di un piccolo ospedale missionario cattolico, gestito da suore belga e da personale infermieristico zairese. Il dottor Mushola effettua qui la prima descrizione clinica di una patologia letale scatenata da una febbre emorragica sconosciuta, che non risponde ad alcun trattamento disponibile e sembra altamente contagiosa. “La malattia è caratterizzata da una elevata temperatura di circa 39 ° C, ematemesi (vomito di sangue), diarrea con sangue, dolore addominale retrosternale, prostrazione con articolazioni ” pesanti “, rapido decorso mortale in una media di tre giorni”.(4) (5) (7)

Il primo paziente ufficialmente riconosciuto è Mabalo Lokela, insegnante della scuola locale. Mabalo, rientrato da un’escursione (dal 12 al 22 agosto) lungo il fiume Ebola, si sente male il 26 agosto, viene ricoverato per sospetta malaria e riceve un’iniezione di clorochina (9). Il 5 settembre è in condizioni critiche e l’8 settembre muore.
Le donne della famiglia effettuano i tradizioni riti di sepoltura, ovvero la purificazione del corpo del defunto che comprende lavaggio esterno e gastrointestinale. In brevissimo tempo tutte si ammalano e la maggior parte non sopravvive.
Contemporaneamente, iniziano a verificarsi altri casi all’interno dell’ospedale e nei villaggi circostanti. Causa prima della diffusione è la scarsa applicazione dei protocolli igienici: la via parenterale (10) è la prima modalità di somministrazione di quasi tutti farmaci nello Yambuku Mission Hospital (YMH), attraverso cinque siringhe ipodermiche, ma gli aghi utilizzati non vengono sterilizzati prima di ogni nuovo uso. (7) Inoltre, mancano le cosiddette “precauzioni universali “, tra cui evitare il contatto con i fluidi corporei dei pazienti attraverso l’uso di oggetti non porosi quali guanti medicali, occhiali e mascherine.
La prima spedizione di soccorso arriva qualche tempo dopo: si tratta di un team internazionale medico (EIS – Epidemic Intelligence Service Officer) guidato dal dottor Joel Breman.

Team 1976

“Il posto era silenzioso come una tomba e sembrava deserto. Il team di Joel Breman trovò dei sopravvissuti, tre suore e un prete, assieme a un piccolo gruppo di infermiere africane. Avevano pulito il caos dopo che il virus aveva spazzato via tutti gli altri. […] Nessuno, nemmeno le suore, aveva però avuto il coraggio di entrare nel reparto di ostetricia. La stanza era stata abbandonata durante i parti, le madri in coma avevano abortito feti malati di Ebola”.[The Hot Zone, Richard Preston](8)

OGGI
L’epidemia di Ebola attualmente in corso inizia in Guinea nel dicembre 2013 e si diffonde successivamente nel 2014 in Liberia, Sierra Leone, Nigeria, Senegal. Dopo i dubbi iniziali, nel marzo 2014 viene confermato dall’Istituto Pasteur di Lione che si tratta del ceppo noto con il nome di Zaire Ebolavirus. Non è possibile indicare con assoluta precisione il numero dei casi e dei decessi ad oggi.

Nel rapporto WHO su Guinea, Liberia, Sierra Leone e Nigeria al 27 luglio 2014 si indicano 1323 casi e 729 morti (fra confermati, probabili e sospetti) (1). In quello aggiornato al 4 agosto 2014 (2):1711 casi (1070 confermati, 436 probabili, 205 sospetti), con 932 morti. La WHO dichiara soddisfatte le condizioni per una emergenza sanitaria di rilevanza internazionale,in quanto:
– L’epidemia di Ebola nell’Ovest Africa costituisce un rischio per la salute pubblica globale
– Le possibili conseguenza di ulteriore contagio sono particolarmente serie, considerando la virulenza, la facile modalità di trasmissione e la condizione dei sistemi sanitari nelle zone colpite: fragili, con deficit significativi in termini di risorse umane, finanziarie e materiali, e conseguente capacità compromessa di strutturare un’adeguata risposta di controllo all’epidemia di Ebola. Infatti, risulta infettato con esiti letali un numero senza precedenti di operatori sanitari.

42-60374001.jpg__800x600_q85_crop

A questo si aggiunge l’inesperienza nel trattare con i focolai di Ebola, le percezioni errate della malattia e di come si trasmette, l’elevata mobilità delle popolazioni e i diversi casi di circolazione transfrontaliera di viaggiatori infetti.
Il 28 agosto 2014 la WHO stabilisce e pubblica una tabella di marcia per gestire la situazione (3) dove si precisa che al 27 agosto 2014, il numero cumulativo di casi di Ebola nei paesi colpiti ammonta a più di 3000, con oltre 1400 morti, cosa che – nonostante le lacune significative nella reportistica in alcune aree a intensa trasmissione – rende quella attuale la più grande epidemia di Ebola mai registrata.

Ai primi di settembre, Medici Senza Frontiere lancia il seguente appello:

“L’Ebola non è più solo un’epidemia ma un’emergenza umanitaria. In Africa Occidentale il numero di persone contagiate ha raggiunto livelli senza precedenti.
Le nostre équipe mediche stanno combattendo contro il virus da marzo. In questo momento abbiamo sul campo 2000 operatori ma sono al limite delle forze. I nostri centri in Liberia e Sierra Leone sono sovraffollati di pazienti che potrebbero avere il virus. Nei villaggi e nelle comunità continuano ad ammalarsi e a morire. In Sierra Leone, cadaveri altamente infetti giacciono in decomposizione lungo le strade”.

Leggendo questi dati è facile passare da una situazione di allerta (giustificata) a una di allarmismo (ingiustificata e passibile di svolte razziste): l’Ebola è un virus letale nella massima parte dei casi, ma se l’attuale epidemia ha mostrato la capacità (per varie concause) di “evadere” dall’Africa è anche vero che molto si sta facendo in termini di precauzioni, prevenzione e terapia farmacologica, nelle zone colpite e nel resto del mondo.

Simbolo-rischio-biologico

[CONTINUA]

(1) http://www.afro.who.int/en/clusters-a-programmes/dpc/epidemic-a-pandemic-alert-and-response/outbreak-news/4236-ebola-virus-disease-west-africa-29-july-2014.html.
(2) http://who.int/mediacentre/news/statements/2014/ebola-20140808/en/
(3) http://apps.who.int/iris/bitstream/10665/131596/1/EbolaResponseRoadmap.pdf?ua=1

(4) http://www.scripps.edu/newsandviews/e_20020114/ebola1.html
(5) http://www.itg.be/internet/ebola/ebola-29.htm
(6) http://www.news-medical.net/health/What-is-Ebola.aspx
(7) http://whqlibdoc.who.int/bulletin/1978/Vol56-No2/bulletin_1978_56(2)_271-293.pdf
8) The Hot Zone, Richard Preston, 1994: Richard Preston in The Hot Zone, 1994, racconta l’andamento dell’infezione e i suoi effetti devastanti. Sebbene l’opera sia una via di mezzo tra il saggio e il romanzo, scritta con intensa emotività, il giornalista e romanziere americano effettuò al tempo un’indagine ravvicinata della malattia, intervistando medici e infermieri, visitando laboratori e villaggi africani. Lo spunto del libro fu un articolo dello stesso Preston sul New Yorker “Crisis in the Hot Zone”, 1992.
9) http://en.wikipedia.org/wiki/Chloroquine
10) riferito alla somministrazione di farmaci mediante iniezione endovenosa, intramuscolare, sottocutanea, intradermica, ecc.

Questa voce è stata pubblicata in Divulgazione, Scienza e dintorni e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

4 risposte a Ebola e dintorni – Parte uno

  1. lacagnina ha detto:

    Finalmente un articolo scritto bene e con le fonti. Grazie! Ho imparato molto.

    Mi piace

  2. Syn ha detto:

    Grazie. Come in tutte le cose, è importante sapere.

    Mi piace

  3. muspeling ha detto:

    Bell’articolo e meritevole iniziativa, in questi tempi ove il primo politicante si alza e decide di spargere un po’ di paura gratuita in giro! Complimenti!

    Mi piace

I commenti sono chiusi.